Qualche giorno fa entrai in libreria. Ero di passaggio e avevo un quarto d’ora tutto per me, da spendere come preferivo. Poco tempo, lo so, ma tempo fortunato

Amos Oz - Patrizia PisanoHo iniziato a prendere dimestichezza con il mio lettore di ebook Kindle e mi impegno a inserire in quella magica scatoletta tutti i testi possibili, almeno quelli che esistono nel formato leggibile. La mia è una presa di coscienza, una scelta, perché penso che la carta non sia infinita, che bisogna rispettarla e che, purtroppo, anche lo spazio a disposizione non è infinito. Almeno il mio. E un libro non si può dar via come un vestito usato. Io non riesco a farlo.
Tuttavia la mia è una scelta parziale. Il libro di carta mi attrae come una calamita e, ogni tanto, ho bisogno di tenerne uno fra le mani. Se è nuovo l’emozione sale.
Qundi, a volte entro in libreria solo per annusare i libri ed esco piena di odori, talvolta profumi ma con le mani vuote, per scelta. Altre volte il libro mi possiede.

Ritornando a qualche giorno fa, il mio quarto d’ora lo passai tra l’entrata e la fila alla cassa in uscita. Mi parve un tempo lampo, ancora più corto di quel che era. Così mi succede quando un libro mi possiede.
Passavo tra due banchi d’esposizione e l’occhio andava da una parte all’altra per fermarsi, a un tratto, sulla copertina di un libretto. Un bianco e nero contrastato, un volto che non passa inosservato, il nome dell’autore in un bianco sparato: Amos Oz.
E il titolo? Un titolo che mi strattonava dal torpore della vita quotidiana per ridare forma al mio pensiero pensato: Contro il fanatismo.
Toccato. Preso tra le mani. Posseduta.
Uscii dalla libreria con Amos Oz che non voleva saperne di rimanere in silenzio, chiuso nel libro ancora per altro tempo.
Andai al mio appuntamento e, pensa un po’, fui entusiasta di dover aspettare qualche minuto in più nella sala d’attesa. Momento perfetto.
– Ora ti apro e ti leggo. Tranquillo, Oz! – Pensai.

Un libretto piccolo, denso, un tuffo dentro. Fin dalle prime pagine.
Che bella sensazione, ritrovarmi nelle parole di Amos Oz! È fantastico quando ti capita di far brillare un pensiero grezzo attraverso lo scritto di un grande autore. Fantastico.
Ma non ti racconto il libro. Se vuoi cercalo, compralo, leggilo e poi rileggilo.

Ti lascio alcune citazioni tratte dal libro in questione:

Contro il fanatismo, il libro di Amos Oz. Dalla traduzione di Elena Loewenthal

«So che è molto comune, in particolare in Germania, nella tradizione tedesca, parlare della sofferenza e del travaglio che la scrittura implica. Conosco persino la parola ‘Schmerz’ usata in questo contesto. Ma preferisco dirvi qualcosa a proposito della gioia di scrivere. O di alcune sue occasioni.»

 

«Del resto, sono ben io che mi alzo ogni mattina, faccio una piccola passeggiata nel deserto, prendo una tazza di caffè, mi siedo alla scrivania e comincio col domandarmi: “Come mi sentirei se fossi lei? Come dev’essere stare dentro la sua pelle?” – questo è ciò che devi fare se vuoi scrivere anche il più semplice dei dialoghi: devi spartire non soltanto la tua fedeltà, ma persino i tuoi sentimenti fra diversi personaggi. Credo che sto paragrafando D.H. Lawrence, il quale un giorno disse che per scrivere un romanzo bisogna essere capaci di assumersi una dozzina di conflitti e sentimenti contraddittori e opinioni, con lo stesso grado di convinzione, veemenza ed empatia.»

 

«Quest’oggi non vi ho parlato di stile, o tecniche, di temi o parabole – gli esperti capiscono queste cose meglio di me. Volevo invece condividere con voi alcune fra le gioie del gusto di narrare. Donde viene l’impulso di scrivere, e come vive, anche nei tempi più brutti, nella sofferenza e nel pregiudizio e nella tragedia, nella disfatta e nella resa. Quanto questo impulso è primigenio. Credo esista in ogni essere umano, non solo in scrittori e romanzieri, il bisogno di raccontare una storia, di immaginare l’altro, di mettersi nei panni di qualcun altro, in fondo non è solo un’esperienza etica, un grande atto d’umiltà, una buona direttiva politica. In fin dei conti […] è anche un immenso piacere.»

 

«Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.»

E l’ultima citazione è quella che mi è arrivata più forte. È il concetto che ha fatto brillare il mio pensiero grezzo.

Libro da leggere.

Pat