Scrivere in un blog dovrebbe rendere libero lo scrittore. Libero di scrivere. Il blog, in teoria, dovrebbe sostituire il vecchio diario con le pagine di carta, quello che si teneva segreto, chiuso nel cassetto. Be’, non è proprio così perché più che cambiare il supporto dove scrivere, è cambiato l’intento, il motivo per cui lo si fa

 

Blog Diario - Patrizia PisanoIl diario chiuso è diventato aperto – se non in alcuni casi – perché si scrive per condividere pensieri e pezzi di vita. Con chi si condividono, non è sempre così chiaro, ma è come passeggiare in un posto pieno di gente, dopo aver scelto il vestito da mettersi, le scarpe da calzare, cappello, borsa e accessori vari. Anche l’ombrello. Passeggiare lungo un percorso conosciuto, verso un luogo stabilito o senza impegno, seguendo l’istinto del momento. Inevitabilmente, quando si è fuori e si passeggia, si condividono i luoghi dove si passeggia. Si condivide il clima, i suoni, i rumori. L’atmosfera. Ma si condivide anche la propria presenza, l’aspetto, l’umore, lo stile e la personalità. Ci si espone e soprattutto, si partecipa al momento.

A volte si paragona il blog personale alla casa dove si abita, un luogo riservato alla propria intimità, dove si decide di aprire le porte soltanto a persone care e fidate. Un rifugio.

Riflettendoci bene, però, è proprio l’opposto: è luogo aperto a tutti. Un blog appartiene alla Rete. In linea di massima è così.
È vero, il blog personale si gestisce personalmente ma ogni contenuto pubblicato entra di diritto a far parte della Rete. In ogni caso tutto il contenuto indicizzato dai motori di ricerca.

In fondo è proprio questo il motivo per cui ci si apre un blog: partecipare.
Il diario era privato, il blog è pubblico. Bisogna ammettere che l’intenzione è di tutt’altra natura.
Il diario di carta era un dialogo con se stessi mentre il blog è un dialogo con il mondo.

Lo so, non è sempre così, perché in certi casi si apre un blog per condividere informazioni, notizie, riflessioni, solo con una cerchia ristretta di persone. È il caso, per esempio, di alcuni corsi online privati. Ma è il caso anche di blogger che trattano temi di nicchia e vogliono condividerli soltanto con una cerchia privata di persone. In questi casi, il blog non è pubblico. Una scelta legittima.

Spesso si confonde il blog con il sito internet. Onestamente, bisogna dire che oggi si assomigliano molto, sempre di più. Il blog, però, ha due caratteristiche che lo contraddistinguono dal sito: i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica, e poi il blog è spesso interattivo. Il blogger può dare la possibilità ai lettori di commentare i post pubblicati. L’interattività è la caratteristica che lo rende più interessante.

Mi son fermata a riflettere su questo concetto di interattività relativa al blog e ho messo a fuoco un dettaglio che, secondo me, andrebbe evidenziato. Provo a farlo.Ogni volta che si pubblica un post si dovrebbe tenere conto dell’interattività di un blog. Uno scritto pubblicato, in realtà non è mai finito. Potenzialmente rimane sempre uno scritto da completare. E forse è la cosa più bella che offre un blog: la possibilità di completare, arricchire, mettere in discussione, approfondire un qualsiasi scritto attraverso i commenti di chi ha voglia d’interagire con l’autore. Se l’autore lo rende possibile, ovviamente, ogni post è – e rimane – uno scritto aperto a chiunque abbia voglia di commentarlo e integrarlo con la propria conoscenza.Mi sembra una grande cosa.

Credo sia proprio questo lo spirito con cui ogni blogger dovrebbe scrivere. Ogni blogger dovrebbe creare un post non per condividere conoscenza ma per mettersi al servizio di questa condividendo uno scritto perfezionabile.

Se l’autore lo rende possibile, ogni post è, e rimane, uno scritto aperto a chiunque abbia voglia di commentarlo e integrarlo con la propria conoscenza.

È un po’ come il concetto di open source. Be’, in piccolo, ovviamente ma l’idea mi piace. Il concetto dell’open source, secondo me, può essere davvero un bel punto di partenza per ogni blogger. Anche se ognuno decide di aprire un blog per un motivo diverso o per diversi motivi.
Comunque, pur piacendomi molto questo concetto della condivisione di un testo perfezionabile, devo ammettere che la natura del blog può far uscire alla luce anche un altro aspetto molto bello: l’estemporaneità.

Il blog, in fondo è uno strumento leggero e non ha tutti i limiti di un sito internet che deve essere progettato il più possibile fin dall’inizio. Un sito deve avere un obiettivo preciso e una linea il più possibile definita da poter seguire. Tutto migliorabile, aggiornabile e perfettibile ma deve avere, alle spalle, un progetto ben pensato.Il blog si evolve con la pratica. Il sito è come un palazzo progettato mentre il blog è come un organismo vivente che si evolve. Nel blog non sempre è necessario progettare una scaletta di pubblicazioni. A volte l’estemporaneità è più gradita a chi scrive e a chi legge. Anche a chi commenta.

Riportare nel nuovo diario pezzi di vita personale che si mescolano a quella professionale è una pratica che piace e fa bene a scrittore e lettore. Si sa, le
storie appassionano e sapere che dietro ogni post c’è una persona riconoscibile, con cui ci possiamo confrontare, rende la cosa ancora più coinvolgente.

L’estemporaneità entra in gioco quando si raccoglie dalla vita quotidiana, quando si tenta di raccontare momenti ed esperienze che ci toccano da vicino, ma anche da lontano. Mettersi lì a digitare parole con il tentativo di dare forma a un episodio giornaliero che in qualche modo si mescoli anche alla propria sfera professionale o all’argomento chiave del blog: questo intendo per estemporaneità. Un giorno come un altro per mettere da parte ogni sorta di scaletta, piano editoriale, pianificazione dei contenuti. Un blog, secondo me, si può ispirare anche a storie, vicende, momenti personali, consueti o particolari, perché sono proprio quelli che arricchiscono il linguaggio e quindi la scrittura che assume un carattere poliedrico.

Oggi è così, rifletto sulla natura del blog, ma non per trarre delle conclusioni certe o per determinare il compito del blog. No. Non credo ce l’abbia. Un blog può essere tante cose e se lo chiedessimo a cento blogger diversi credo che le risposte sarebbero tante e diverse. Ci sto pensando perché cerco di dare una dimensione al mio di blog.
Sono web master di diversi siti internet, alcuni dei quali gestisco quasi quotidianamente. E sul sito internet ho le idee ben chiare. Ma il blog, per me, ha una dimensione diversa che ancora non ho ben chiara.

Scrivendo questo post, però, credo di essermi schiarita le idee: un blog diventa. Un blog si forma scrivendo. È una sorta di palestra gratuita dove puoi allenarti ogni giorno, puoi allenarti a scrivere.
Quindi, userò questo mio blog per imparare in prima persona, per condividere quel che già ho imparato, per elaborare quel che sto imparando. E mi piace molto l’idea che ogni mio post potrà essere completato, migliorato, arricchito da chiunque avrà voglia di interagire con me. Seguendo quel bel concetto dell’open source 🙂

E tu? Come vivi questo strumento moderno dalle sfumature antiche?

Pat