Questo povero po’ maneggiato con disamore, spesso mi fa un po’ pena. Lo vedo sempre di più apparire in ogni scritto che sia veloce o apparentemente studiato.

 

Po' accentato? - Patrizia PisanoL’ho letto, il povero , anche in testi firmati dai cosiddetti copywriter o webwriter del momento. E non era un refuso! Perché un refuso, per quanto giocoso, se ripetuto più volte nello stesso testo diventa ERRORE.

Ora ti svelo l’errore, se non l’hai già capito: un accentato.
No, ti prego! Abbi pietà di me! Ogni volta che leggo un accentato mi spunta un capello bianco. Ormai sono al limite e dovrò fare presto una tinta coprente. Peccato. Avrei aspettato ancora un po’.

Un testo armonico e leggibile è fatto anche di poche, semplici regole. Non sono necessari talento, titolo, training… non per trattare bene un povero po’.
Ci vuole solo un po’ di cura e di attenzione. Basta un poco di attenzione quando cancelli co e ti concentri solo un po’ per sostituirlo con un piccolo, semplice apostrofo.

È vero, il po’ è un troncamento strano, non è un’elisione ma la lingua italiana ha deciso di vestirlo con un apostrofo e non lasciarlo nudo, triste e solitario, privato della sua seconda sillaba.
Una cosa è certa, però: il povero po’ non è faccenda da accento!
Che sia un troncamento lo abbiamo dato per certo e sappiamo anche che di regola i troncamenti non richiedono l’apostrofo come nell’elisione ma nel po’ si fa eccezione.

Non è l’unica, sai?
È concessa anche a diversi imperativi tronchi. Esempio: da’, che sta per dai , oppure fa’ , che sta per fai , e ancora va’ , che sta per vai … e vai così.
Altri troncamenti apostrofati? Sì, ci sono: be’, che sta per bene. Be’, ne citiamo altri? Mo’, che sta per modo, a mo’ d’esempio…
Ce ne sono anche altri, alcuni ormai in disuso ma un tempo facevano la loro bella figura.

Ma torniamo al povero po’ e non facciamoci più venire dubbi. Come si scrive?
SENZA ACCENTO ma con un bell’apostrofetto che troviamo anche a portata di mano sulla tastiera.

Pensaci solo un po’ prima di scriverlo. Promesso?

Pat