Ero alle ultime pagine e quel vuoto iniziava già a crearsi dentro di me. Troppo presa dal mio obiettivo – chiudere il libro e pubblicarlo – per rendermi conto di quello che stava succedendo. Stavo perdendo qualcosa, stavo perdendo il mio progetto

Ben scritto! di Patrizia PisanoTi metti lì, e hai tutti i motivi per farlo, per scrivere il tuo libro. E i motivi sono davvero quelli di cui parlo nell’introduzione e che riprendo nella chiusura, del libro. Avevo bisogno di scrivere quel libro e avevo bisogno, poi, di condividerlo.

Scrivere un libro sulla scrittura nella Rete! Ma come mi sarà venuto in mente? Appunto, è proprio così, l’idea mi è saltata nella mente e si è impadronita di me. Non l’ho mica cercata!
Potevo fare una bella mappa mentale per orientarmi meglio e poi fare ordine nel mio lavoro. Potevo fare un breve percorso a tappe da pubblicare nel mio blog. Potevo fare una checklist un po’ più complessa. E invece no. Ho scritto un libro.

Cosa dire, il progetto di un libro ti prende per la gola e se non ti sai difendere sei spacciato. Per un po’ di mesi.

Solo che io non mi sentivo così male, anzi, davanti a me vedevo un gran piatto, ma che dico, un cesto di grosse ciliege. Quelle rosse fuori e chiare e scrocchiarelle dentro. Come facevo a dir di no? ne sono ghiotta! Ed è proprio quello che ti succede, diventi ghiotta di parole, di frasi, di concetti, e di ordine. L’ordine delle cose, di tutte quelle che ho provato nel tempo, di tutte quelle che ho studiato e cercato e tentato di applicare. Tecniche, tattiche, regole provate o semplicemente sfiorate. Quelle che mi sanno di buono e che ho adottato nel mio lavoro di scrittrice nel web. Anche quelle che mi sono proposta di adottare, quanto prima. Ma quando lo assaggi, il tuo progetto, non ne puoi più fare a meno. Rischi di farne anche una pericolosa scorpacciata. È successo. Poi devi fermarti e aspettare che passi il mal di pancia.

Ciliege a parte, è stato coinvolgente progettare il libro e poi vedere che si srotolava giorno dopo giorno sotto la mia penna. Faticoso ma bello.
Sono passata attraverso vari stadi, dall’euforia alla confusione, dal caos all’organizzazione. mi sono sentita persa e il giorno dopo lucida come non mai. Ho anche pianto, sai? Ebbene sì. Ma al primo pensiero di mollare tutto, il cesto di ciliege mi si è ripresentato davanti. E non c’è stato più niente da fare. Io quel libro lo dovevo scrivere. Dovevo.

E l’ho scritto, corretto, finito, pubblicato. Fatto tutto. Ed è questo il problema: il progetto è realizzato ed è andato a buon fine. Ma era il progetto del libro la parte che mi piaceva di più.

Progettarlo e scriverlo mi piaceva più che vederlo finito, ora.

Scrivere un libro fa male soprattutto se riesci a finirlo e se lo pubblichi perché ti leva il piacere di scriverlo. Di continuare a farlo e di cambiare qualcosa, di migliorarlo. Di cercare ancora. Alla fine devi fare una scelta e in ogni scelta devi rinunciare a qualcosa.
Tuttavia è un’esperienza che farò di nuovo. Devo conquistare un nuovo progetto che al momento è solo un pensiero soffuso e disturbato.

Di questo libro mi rimane il lettore. È l’unico che ha il potere di rianimare il mio progetto ed espanderlo attraverso la lettura e l’uso che ne farà.

Scrivere un libro fa male a chi lo scrive, tanto quanto può far bene a chi lo legge.

Il mio libro: ‘Ben Scritto! 8 passi + 1 per scrivere nella Rete in modo efficace‘.

Pat