È giusto scrivere nello stesso modo in cui si parla? Ogni espressione ha le sue regole?

 

Si può scrivere come si parla? - Patrizia PisanoScrivere e parlare non è la stessa cosa. Ma esistono anche diversi modi di scrivere e di parlare. Dipende molto da cosa si scrive e dal contesto in cui ci si trova a parlare. Per esempio, scrivere un romanzo non è come scrivere un articolo su una rivista di moda o un manuale sulla pesca d’altura. Così come parlare con un amico non è come tenere una conferenza o una lezione di storia dell’arte all’università. E fin qui ci siamo.

Anche scrivere nella Rete si distingue un po’ da altri modi di scrivere. Spesso si paragona il modo di scrivere nella Rete con il dialogare con qualcuno cercando di farsi capire. Si consiglia di scrivere in modo chiaro, lineare, come quando si parla con un amico o addirittura con un bambino e si fa in modo di spiegare un concetto complesso con parole semplici.

Scrivere così, è più difficile di quel che sembra perché quando ci si sente esperti di un certo argomento e si cerca di esprimere un concetto ormai evidente per se stessi, si rischia di dare per scontata la conoscenza di alcuni dettagli che per il lettore potrebbero non essere scontati. Magari si cade nell’errore di usare parole tecniche familiari al proprio linguaggio ma che potrebbero essere, invece, sconosciute a molti lettori. È importante, quindi, fare un’analisi del proprio modo di scrivere e questo deve essere fatto in funzione del pubblico a cui ci si rivolge.

È necessario focalizzare il tipo di pubblico a cui ci si vuole dedicare: ogni pubblico ha una predisposizione diversa alla lettura e capirla in anticipo sarebbe molto utile. Aiuterebbe a trovare il modo migliore di esprimersi anche attraverso la scrittura.

Perché scrivere non è come parlare. Nel parlare si ha bisogno di aggiungere, sottolineare, ritornare più volte sullo stesso concetto per spiegarlo al meglio. La parola una volta pronunciata va via e non c’è modo per l’ascoltatore di ritornare indietro per ascoltarla di nuovo. Per questo, un bravo oratore, ha l’abitudine di dire qualcosa, dirla di nuovo e dirla ancora una volta in modo diverso pur esprimendo lo stesso concetto. Chi ascolta, in questo modo, ha tutto il tempo di apprendere il concetto, di capirlo, assimilarlo. Il parlato spesso necessita di ridondanza. Lo scritto, no.
Di fronte a un testo scritto si ha facoltà di ritornare indietro, alla frase successiva, per rileggerla anche più volte e schiarirsi le idee prendendosi tutto il tempo necessario. Un testo scritto può essere consultato più volte. La scrittura rimane.

Eppure, son convinta che anche nella scrittura la ripetizione di un concetto possa essere d’aiuto al lettore. Dipende dal testo, è ovvio, e dipende soprattutto dall’intento dello scrittore.
Io li chiamo i ‘testi guida’, quei testi che servono a spiegare qualcosa passo dopo passo, partendo dalle basi elementari. Sono quei testi dove lo stile dello scrittore è sempre importante ma è prioritaria l’informazione utile che si vuole far arrivare a chi legge. In quei casi, la ripetizione di un concetto espresso in diversi modi, la vedo come un valore aggiunto da parte di chi scrive. Uno sforzo in più, una cura.

Riuscire a mantenere un testo lineare, senza fronzoli inutili, chiaro, semplice, leggibile e completo non è cosa da poco! C’è un gran lavoro dietro ogni testo che si cerca di redigere facendo attenzione a tutte queste cose.
In alcuni casi è necessario fare lo sforzo di avvicinare lo scritto al parlato o meglio dire, integrare il parlato nello scritto. E scrivere così potrebbe sembrare più facile ma non lo è: richiede una certa preparazione e consapevolezza.

Quindi direi che non si può scrivere come si parla e non si può parlare come si scrive. Tuttavia le due abilità possono integrarsi con equilibrio avendo come obiettivo finale la condivisione di informazioni comprensibili e assimilabili alla maggior parte delle persone che ascoltano o leggono.

E tu che ne pensi?
Si può scrivere come si parla?

Pat